M1-Crab Nebula

M1 è il primo oggetto del più noto tra i cataloghi di oggetti astronomici, quello elaborato da Charles Messier nel 1774. Ad esso ci si riferisce informalmente con il termine Crab Nebula o nebulosa del granchio, a causa dell’inconfondibile struttura tentacolare, simile a quella di un crostaceo, che è tipica di quegli oggetti in espansione noti come resti di supernova, di cui , M1 è uno dei più appariscenti esponenti. La Crab fu scoperta nel 1731 nella costellazione del Toro, da John Bevis. E’ una nube di gas in espansione ad altissima velocità ( 1500 Km/s) a seguito dell’esplosione di una supernova osservata, in pieno giorno, il 4 luglio 1054 a.c dagli astronomi cinesi e giapponesi.Seppur in altra data, fu sicuramente adocchiata anche dai Nativi Nord Americani. Oggi M1 è ciò che resta di quella supernova, che a sua volta un tempo fu una stella ordinaria, seppur molto massiccia. Sappiamo infatti dai modelli astrofisici, che una stella di massa contenuta entro le 8 masse solari, dopo la vita normale nella sequenza principale, diventa in vecchiaia una gigante rossa e poi, terminato il carburante che l’alimenta, una nana bianca, un tizzone ardente di carbonio che lentamente si spegne nello spazio, distribuendo intorno a se il proprio materiale: abbiamo una nebulosa planetaria. Per contro, se la massa originale è superiore a 8 volte quella del Sole, la stella diverrà una supernova le cui ultime fasi di vita saranno inevitabilmente caratterizzate da un’immane esplosione ( lasciando un resto di supernova o addirittura un buco nero). Nei pressi del centro di M1 si trova la pulsar del Granchio (PSR B0531+21): si tratta di una stella di neutroni scoperta nel 1968, estesa appena 10 km ma provvista di una massa 1,5 superiore a quella del Sole (  un cucchiaino di questo materiale sulla Terra peserebbe come l’intera catena dell’ Himalaya!!); l’estrema  densità che ne deriva, conferisce uno stato degenere alla materia di cui è costituita. E’ proprio da allora che siamo in grado di considerare le pulsar alla stregua di stelle di neutroni rotanti ( quella del Granchio lo fa 30 volte al secondo, emettendo di conseguenza radiazioni altamente energetiche). Dal momento che la nebulosa dista circa 6500 anni luce dalla Terra, spossiamo affermare che l’immane esplosione che l’ha prodotta avvenne 6500 anni primi dell’osservazione cinese, cioè circa nel 5400 a.c.

La sequenza di immagini nei canali R,G B (circa 5 ore di riprese complessive) poi compositate in quella finale qui proposta, è stata ottenuta dall’osservatorio O.C.B di Masera (VB) in alcune notti di metà Dicembre del 2016. La presenza in cielo di una Luna quasi piena, ha in parte vanificato l’efficacia della procedura di calibrazione delle immagini. La scala dell’immagine è di 1,396 secondi d’arco per pixel .

M1_RGB

Atik One 6.0 mono (BIN 2X2) su GSO RC 10” Truss. Autoguida con S.W 80 semi-apo e QHY 5L II.                         Montatura Astrophysics GTO 1200. Tricromia RGB con esposizione totale di 5 h.  O.C.B Masera-Dicembre 2016.

I filamenti più brillanti hanno una temperatura di circa 15 mila °C  e contribuiscono alla produzione di un’energia (in tutto lo spettro elettromagnetico) quasi 80 mila volte superiore a quella del Sole.

I colori dell’ immagine rappresentano la distribuzione degli elementi espulsi dalla supernova, suggerendo quali processi transizionali degli elettroni sino al lavoro ( secondo  Bohr). In particolare, gli estesi rutilanti filamenti  sono i resti dell’ idrogeno stellare. Il colore indica che gli elettroni degli atomi di idrogeno ( una ma anche due volte ionizzati dalla pulsar), si stanno diseccitando, ricombinandosi per formare idrogeno neutro. Secondo il modello atomico di Bohr, la radiazione rossa è prodotta nell’idrogeno, dalle transizioni tra i livelli energetici 3 e  2 ( emissione). L’alone blu della regione centrale e più profonda ( che nell’immagine è quasi biancastra) riguarda gli elettroni che, mossi da quella specie di dinamo che è la pulsar, stanno spiraleggiando a velocità relativistiche attorno ai campi magnetici da essa alimentati nella nebulosa. Nella regione esterna di M1, i filamenti virano anche verso il blu ed il verde , indicando la presenza rispettivamente di ossigeno neutro e zolfo una volta ionizzato.

Andrea.B@Webmaster

About Andrea.B@Webmaster

Di formazione giuridica, da circa 15 anni mi interesso di astronomia ,di aeroplani, di scienza in genere e divulgazione.
This entry was posted in Astro. Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

quattordici + 7 =