Addio Cassini……

Oggi, venerdì 15 settembre 2017, dopo una straordinaria esplorazione ventennale di Saturno e delle sue principali lune (con Titano che  ricevette per la prima volta la visita di una sonda: laHuygens) , la epica missione spaziale Cassini-Huygens verrà terminata,facendo impattare la Cassini contro le strutture nuvolose dell’ alta atmosfera del signore degli anelli. Una missione storica ( e l’eredità di una miriade di dati raccolti dagli strumenti di bordo delle due sonde, sicuro materiale scientifico per gli anni a venire), fondamentale per una moderna comprensione di uno dei più affascinanti  ed intricati sistemi planetari nel dominio del nostro sole.

Au revoir!

 

 

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NGC 6888 in luminanza

NGC6888-Crescent Nebula

NGC 6888 (o Nebulosa Crescente per via della conformazione ad arco simile alla luna con gobba a ponente ) è una nebulosa diffusa, situata a 5000 anni luce da noi ed estesa per 25 anni luce. E’ situata nella costellazione del Cigno.Fu scoperta da Wilhelm Herschel nel 1792. La nebulosa rivela dettagli diversi a seconda dei filtri impiegati (specialmente a banda stretta come Ha e OIII). Si tratta di un esponente di una categoria di oggetti astronomici peculiari,alimentati da stelle di tipo Wolf-Rayet, come appunto lo è la stella centrale di questo inviluppo gassoso, catalogata come WR 136 (HD 192163). Queste stelle, aventi in origine massa superiore alle 20 masse solari, invecchiano molto rapidamente, evolvendo in stelle giganti ( rossa in questo caso) e liberandosi del guscio esterno di idrogeno che così arricchisce il mezzo interstellare della regione ( cosa avvenuta 250.000 anni fa per la stella in questione), lasciano esposto il nucleo di elio.Il materiale precocemente liberato da WR 136,ormai freddo, interagisce col potente e caldo vento stellare emesso attualmente a 2500 km/s dalla stella nella tumultuosa fase terminale della sua vita. Questo processo collisionale eccita gli atomi interagenti che così emettono luce a varie lunghezze d’onda e producendo il complesso intreccio rivelato dalle immagini a banda stretta di NGC6888. WR 136 che risplende 500.000 volte più luminosa del sole ( bolometricamente, cioè considerando tutte le frequenze emesse, col contributo maggiore dell’ultavioletto e dei raggi X , molto meno nel visibile), e possiede una temperatura superficiale di 73.000 K, espelle materia equivalente ad una massa del nostro sole ogni 10.000 anni.Ormai priva di combustibile capace di produrre una spinta verso l’esterno che contrasti il collasso gravitazionale, esploderà ben presto in una immane supernova.

Le stelle W.R sono peculiari anche nello spettro; mentre tutte le altre presentano le righe di assorbimento che ne caratterizzano la classe spettrale di appartenenza, le prime evidenziano marcate righe e bande di emissione a testimonianza della atipicità dei processi quantistici al lavoro nella struttura di tali astri.

Ci sono molti processi astronomici che in qualche modo assomigliano a quelli biologici degli esseri viventi ( vita, evoluzione, morte ecc..), quantomeno comparando oggetti con le stesse caratteristiche. Ma l’età una stella può esprimere anche un concetto diverso: una stella invecchia più rapidamente quanto più massa possiede alla nascita, perché più veloci devono essere i processi termonucleari necessari alla sua sopravvivenza. Ecco allora che una stella come WR 136 è vecchia nonostante abbia circa 5 milioni di anni. Per contro il nostro del sole,convertendo molto lentamente idrogeno in elio, coi suoi 4.5 miliardi di anni ben portati, è una stella giovane a metà della sua vita ( fortunatamente per noi !).

 
Immagine:
Diffuse nebula in Cygnus
Atik One @ -5°C on GSO 10” Truss
Mount: A.P GTO1200
Guide:QHYL5II off axis guide.
40′ (300” x 8 subs) Luminance (Astronomik filter)
30/12/2016
Masera VB Italy
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Messier 101

L’oggetto numero 101 del catalogo di Messier, è la Galassia a spirale nota come Girandola (Pinwheel) e posta nella costellazione dell’Orsa Maggiore.Questa galassia, simile alla Via Lattea, fu scoperta da Charles Messier e da Pierre Méchain nel 1781.I frammenti dei bracci a spirale in disgregazione verso l’esterno, furono osservati per la prima volta da William Herschel
Distanza:19 milioni di anni luce.
Estensione:170000 a.l.
Magnitudine:+8,3
Massa: 1.000 miliardi di Masse solari.
Misure apparenti :28′.8 × 26′.9
Mentre un semplice binocolo permette di distingue il batuffolo centrale del nucleo, per apprezzare la struttura dei bracci, osservando da cieli bui, sono necessari strumenti di almeno 250 mm di apertura. Dall’inizio del XX secolo, in M101 sono state scoperte ben 8 supernove.

M101-LRGB

Info ripresa:quadricromia LRGB

Messier M101 Galaxy
25  sub da 400” ognuno in L(uminanza) Bin 2X2
20 Sub da 400”  in ognuno dei canali crominanza R,G,B Bin 2X2
Telescopio: GSO 10” Truss f/8 ridotto @ 0.67% ( focale 1371 mm)
CCD: Atik One 6.0 raffreddata a -10°C                                                                                               Montatura Astrophysics GTO 1200
Autoguida: guida fuori asse con QHYL5 II
Calibrazione dark/flat e stacking con Maxim DL5
Post processing: Adobe Photoshop CS4
Località:Masera VB Italy
Data: 20/23 Maggio 2017                                                                                                                       Note: disturbo di luna calante ( 30% illuminazione ca.)

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Ancora il Sagittario dalla Sardegna

2

9 sub da 120” ognuna compositate con Maxim DL, leggera elaborazione con Photoshop CS4
Eos 1300D 18mm @ f/4.5 ISO 400
Baunei, Sardegna- Italy 26/07/2017
Autore degli scatti: Paolo Di Centa, elaborazione:@Webmaster
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La Via Lattea nel Sagittario ripresa da Baunei in Sardegna

Milky Way

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Startech ST4200USBM

ST4200USBM

StarTech ST4200USBM, hub  a 4 porte USB 2.0 alimentabile esternamente tra 7 E 24 Vdc.

Chi fa astrofotografia amatoriale sa bene quanto sia difficile trovare sui computer moderni, specie laptop, un numero adeguato di porte USB capaci di connettere le più svariate periferiche quali montatura, camere ccd, camere di guida, ruote portafiltri, fuocheggiatori ecc… Alcuni di questi dispositivi poi, prevedono ancora un interfaccia di tipo seriale che però,essendo praticamente sparita dalla dotazione hardware dei PC, obbliga all’impiego di convertitori RS232-USB e quindi  in definitiva ad altre porte Universal Serial Bus.Va da se’ che i computer portatili potrebbero dare problemi di alimentazione anche a prescindere dalla carenza di porte fisiche sufficienti sullo chassis. Infatti i progettisti, per contenere i consumi ed allungare la vita delle batterie, limitano l’erogazione di corrente attraverso queste porte a circa 300mA in luogo dei canonici 500mA (USB2) e 900mA (USB3) nominali. Quando si ricorrere agli hub spesso si riscontrano problemi di comunicazione specie per quei dispositivi, come le camere di guida e planetarie, avidi di risorse e sprovviste di un’alimentazione separata (a 12 v).Non resta allora che ricorrere agli hub alimentati esternamente. In commercio ve ne sono molti ma avendone personalmente provati parecchi, posso affermare con sicurezza che pochi sono all’altezza delle aspettative e alcuni oltre a non funzionare egregiamente, possono addirittura produrre disturbi indesiderati, ground loops se non addirittura danni seri al controller della porta o alla stessa utenza collegata. Poi ho scoperto i prodotti della StarTech, un’azienda di componenti hi-tech di livello industriale con sede nel Regno Unito.Due prodotti fanno al caso nostro: ST7200USBM, hub a 7 porte USB3.0 e ST4200USBM hub a 4 porte USB 2.0. Il case in alluminio evidenzia la loro solidità costruttiva (MTBF dichiarata di 193.000 ore ) che si manifesta nell’operatività entro range di temperatura estesi per la custodia dell’ apparecchio spento (-20°C+85°C ); forse si poteva fare qualcosa in più per quanto attiene ai limiti operativi  (0° +55°C ),ma si tratta pur sempre di specifiche nominali. L’alimentazione  può essere fornita in un range compreso tra 7 e 24 Vdc (con la possibilità di usare le batterie auto a 12v che gli astrofotografi si portano normalmente sul campo) ed innesto dei cavi a vite, protezione del MOSFET da sovratensioni e ( credo) da inversione di polarità. La vocazione industriale di questi oggetti è evidenziata dalla possibilità di fissare l’hub sulle guide Din ( vengono forniti i supporti e la viteria necessaria). I cavi si innestano solidamente negli alloggiamenti minimizzando i rischi di disconnessione accidentale per strappo.Viene fornito anche un cavo USB di 2 metri e dimensioni opportune per il collegamento principale, segnalato da un led rosso. Led verdi si accendono per ogni porta quando sono connessi i client.Queste lucine in effetti sono un po fastidiose nell’osservazione astronomica e possono introdurre un certo ammontare di rumore nelle pose ma possono  essere agevolmente schermate con nastro adesivo nero. Io ho acquistato il modello a 4 porte e pur non avendo trovato il datasheet dell’elettronica imbarcata, dalle prove effettuate posso dire che il processore lavora bene ed il buffer di memoria è sufficiente a consentire un’interazione senza intoppi ed interruzioni tra computer e periferiche: anche quando una sessione di autoguida è in funzione, il download delle immagini dalla camera di guida è veloce e non ha mai interferito ( nemmeno in dithering) con la lettura dei dati della camera principale né con l’interfaccia della montatura. Inoltre, sebbene esistano dispositivi ad hoc come i cavi attivi (si veda questo: USB2EXT4P15M) per compensare la perdita di tensione a causa di cavi necessariamente lunghi ( lunghezza che per lo standard USB diventa significativa oltre i 3 metri), anche l’hub in questione può essere un’alternativa nel caso si debba coprire qualche metro aggiuntivo per interfacciare PC e hardware.In sostanza quelli della StarTech sono a mio avviso gli unici accessori che funzionano veramente.Ed il prezzo, anche se tre quattro volte superiore a quello di un generico prodotto concorrente, è pienamente giustificato.

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Cassini:destinazione finale.

In attesa del gran finale, previsto per il 15 Settembre 2016, allorché essa terminerà la sua epopea  esplorativa  del signore degli anelli ( cominciata nel 2004), la sonda Cassini già nelle prossime ore ci delizierà con una delle ultime fasi di missione: il rendez-vous con gli anelli di Saturno.  Dal 26 aprile infatti la sonda inizierà una discesa in quelle complesse strutture ghiacciate al fine di meglio comprenderne età e composizione analitica. Per 4 mesi gli scienziati della joint venture di Nasa, Esa e Asi, raccoglieranno dati ed immagini inedite che si aggiungeranno al copioso materiale già raccolto con Saturno e con la sua  luna più grande, Titano, su cui nel 2005 si posò il lander Huygens  e che la Cassini ha sorvolato 127 volte fino allo scorso 22 Aprile ( nel corso dell’orbita n° 270 con un flyby a meno di 1000 km dalla superficie della luna), dischiudendo alla comunità scientifica un inatteso modo liquido di idrocarburi.

anelli Saturn

Il complesso sistema di anelli di Saturno ripresi dalla sonda Cassini. Essa è stata così battezzata in onore di Giovanni Domenico Cassini (Perinaldo, 8 giugno 1625 – Parigi, 14 settembre 1712), l’astronomo italo francese scopritore tra l’altro della lacuna tra gli anelli A e B, nota appunto come Divisione di Cassini .

Questa fase di missione prevede 22 immersione negli anelli più interni e per l’occasione la grande antenna dell’orbiter a forma di disco verrà posizionata a scudo contro la miriade di piccoli detriti che verranno incontrati nella discesa. Durante l’immersione Cassini sarà quindi fuori contatto radio. La visita ravvicinata degli anelli ha lo scopo di far luce sulla loro ancora misteriosa natura: la puntuale analisi dell’età e della composizione di questi sarà in grado di indicare se essi si siano formati con lo stesso pianeta orbitato o piuttosto a seguito dell’ accrezione del materiale disperso lungo l’orbita di Saturno dalla disgregazione esplosiva di una sua antica luna.

Il sempre più marcato avvicinamento al pianeta fornirà anche l’occasione per studiarne da vicino il  campo gravitazionale, quello magnetico e la sua atmosfera.La mappatura che ne seguirà potrà spiegare una volta per tutte il mistero della velocità di rotazione di Saturno. Durante la rivoluzione finale la sonda raccoglierà anche altri preziose informazioni, capaci di aggiungere un tassello alle conoscenze relative all’evoluzione dei giganti gassosi.

Poi il 15 Settembre 2017 alle ore 9:45 a.m. GMT tutto sarà finito.La Cassini, una volta entrata nella densa atmosfera del pianeta, si disintegrerà ponendo fine alla sua feconda avventura scientifica attorno al signore degli anelli. Lanciata nel 1997, arrivò al close-up del secondo gigante gassoso del sistema solare esterno nel 2004 fornendo da subito quelle dettagliate immagini mozzafiato che non fu possibile riprendere con la tecnologia imbarcata ai tempi delle sonde Pioneer 11 e Voyagers 1 e 2. Tra le scoperte memorabili di Cassini e del lander Huygens, ricordiamo quella già anticipata dei laghi e mari di idrocarburi su Titano (ad opera del lander ), la scoperta di oceani liquidi (prezioso indice della possibilità, seppur remota, di vita biologica in quei mondi così lontani) sotto i ghiacci della luna Encelado e dei fenomeni di crio-vulcanismo su di esso attivi, la mappatura ( in alcuni casi inedita) ad alta risoluzione  di altre lune come Pandora.

La missione è durata complessivamente più di quanto previsto: fu estesa una prima volta nel 2008 e poi nel 2010 ed ora la sonda è a corto di carburante.La scelta di porre fine alla missione è quindi obbligata. Distruggendosi come una meteora, Cassini eviterà tra l’altro di inquinare il terreno con frammenti di manufatti umani, cosa che sarebbe potuta capitare in caso di schianto incontrollato se come destinazione finale si fosse scelta una sua luna.

palu_ble_dot_Saturn

Immagine ripresa il 19 Luglio 2013 dai ccd della sonda Cassini da 1,9 miliardi di chilometri dalla Terra. La nostra casa nel cosmo e la Luna ( quasi impercettibile) sono quei granelli di polvere sospesi nello spazio interplanetario immortalati in basso a destra sotto il sistema degli anelli.

Una delle più celebri immagini inviate da Cassini  è quella che immortala ancora una volta il nostro mondo come un pale blue dot, il famoso pallido puntino blu tanto caro a Carl Sagan. Ciò a ricordare ancora una volta che l’esplorazione spaziale è e deve essere prima di tutto umile conoscenza di noi stessi.

 

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Triangolazioni meteore 2016_2

Continuano i lavori relativi alle triangolazioni delle meteore raccolte dalle stazioni della rete IMTN nel 2016. Questi dati confluiranno poi nella rete Europea EDMOND  contribuendo a produrre letteratura scientifica in materia.La stazione di Masera, dal canto suo, ha triangolato ben 654 meteore con le postazioni di Confreria (TO),Carmagnola (TO), Locarno (CH), Gnosca (CH), Milano,Casteggio Nord (PV), Ferrara e Medelana (BO).

triangoa_mas_2016

Immagine ricavata dal software di analisi meteorica Sonotaco UfoOrbit e relativa alle tracce meteoriche triangolate dalla stazione IMNT di Masera. Nel 2016, delle oltre 5000 catture da noi ottenute, ben 654 sono state triangolate con altre stazioni del network.

 

 

 

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A caccia di nuove Terre

La notizia è di queste ore. Il telescopio spaziale Spitzer, coadiuvato da un network di Osservatori terrestri, ha confermato l’esistenza di un sistema planetario di straordinaria importanza,orbitante attorno ad una stella nana rossa situata a 39 anni luce dalla Terra. Un corteo di 7 esopianeti, probabilmente rocciosi, delle dimensioni terrestri e venusiane è ora pronto ad alimentare nuove e stimolanti suggestioni sulla ipotizzata vita extrasolare.

mondi_lontani

Rappresentazione pittorica di mondi lontani. Dalla superficie di un pianeta simile alla Terra e appartenente ad un ipotetico sistema solare,  si scorgono altri pianeti, uno dei quali estremamente vicino e la stella madre al tramonto. Questa potrebbe essere una buona rappresentazione del sistema Trappist-1.

Già nel 2015 e poi nel Maggio del 2016 gli scienziati, utilizzando il telescopio cileno TRAPPIST (The Transiting Planets and Planetesimals Small Telescope), e altre infrastrutture come il VLT (Very Large Telescope) dell’ ESO ed il  Liverpool Telescope di La Palma nelle Canarie, avevano annunciato la scoperta di tre nuovi pianeti extrasolari, in orbita attorno ad una fredda (temperatura superficiale di 2550 Kelvin) nana rossa di classe spettrale M8, distante 39,5 anni luce dalla Terra, di età stimata in appena 500 milioni di anni. Possiede  magnitudine relativa di 18,8 ed è posta nella costellazione dell’Aquario. La sua designazione è 2MASS J23062928-0502285, mentre al sistema era stato dato il nome di TRAPPIST-1. Il sistema è stato denominato TRAPPIST-1, ad indicare l’omonimo sistema robotico di detenzione situato a  La Silla in Cile.

curveluce_tranit

Curva di luce tipica di una stella prima e durante il passaggio di un pianeta di fronte ad essa rispetto alla nostra linea visuale.In ascissa figura il tempo trascorso ed in ordinata l’ andamento della brillanza.

Il metodo di detenzione utilizzato è quello, concettualmente molto semplice, dei transiti. Come nel caso di una eclissi o di un transito planetario ( dalla Terra solo di Venere e Mercurio), si misura la caduta della luminosità di una stella, immortalata in una serie di immagini consecutive, nel momento i cui viene attraversata da un corpo che la orbita. La diminuzione è piccolissima, contenendosi mediamente tra lo 0,01% e l’ 1% ma può arrivare  anche a qualche millesimo di magnitudine ed essere quindi quasi impercettibile ( a distanze di anni luce i pianeti sono punti di luce infinitamente piccoli, così come lo è l’ energia stellare riflessa che irradiano nello spazio) e affinché la traccia non sia celata dal bagliore della stella, dal rumore elettronico della strumentazione di ripresa e dall’assorbimento atmosferico, le procedure ( correzione con dark frames, flat field, analisi della linearità del sensore) devono essere calibrate con estrema precisione. Trattandosi comunque di tecniche che seppur con minor grado di precisione, gli astrofili eseguono quando elaborano le proprie immagini, quelli più motivati ed evoluti tra di loro si stanno cimentando in anche questo tipo di indagine, quantomeno per avere la soddisfazione di annoverare tra i propri dati la traccia di un pianeta extrasolare già noto di dimensioni pari almeno a quelle di Giove.

La variazione di luminosità dipende dalle dimensioni della stella e del pianeta, la durata del transito dalla massa della stella e dalla distanza del pianeta. Il lasso di tempo intercorrente tra due successivi transiti costituisce il periodo orbitale.Dal momento che la spettroscopia e altri metodi ci forniscono quasi sempre dimensione e massa stellare, è possibile ricavare il raggio planetario e  applicando la Terza Legge di Keplero si riesce a determinare la distanza media che separa i pianeti dalla stella e quindi il loro inquadramento o meno nella fascia di Goldilocks, la zona in cui è possibile avere acqua liquida e quindi teoricamente, la vita.E’ quanto ha fatto Spitzer: ha misurato  la velocità di rotazione orbitale dei pianeti intorno alla stella madre, le dimensioni e la massa planetaria, permettendo di conseguenza di ipotizzarne la densità, parametro fondamentale per stabilire la composizione chimica e la geologia degli stessi corpi.

E’ ormai convincimento diffuso che i pianeti nella Galassia siano miliardi e si ascrivano ad un novero variegato di dimensioni, composizione e massa. Il primo esopianeta fu scoperto nel  1992, e da allora  ne sono seguiti 3577 . Per gli scienziati però solo una manciata di questi avrebbero i requisiti ideali per ospitare la vita. Si richiedono necessariamente: una stella di massa opportuna, né troppo elevata né troppo esigua. Esiste una relazione empirica approssimativa che lega la massa stellare con la sua vita in miliardi di anni: V_m_e_d_i_a=10^{10}(M_\bullet/M) ^{2,5} ove M_\bullet è la massa del Sole ed M quella della stella in questione. Per il Sole restituisce 10 miliardi di anni, ed avendo la nostra stella circa 4,5 miliardi di anni, essa è a metà della propria vita.

Nel caso di massa elevata, l’astro brucerebbe troppo velocemente il combustibile, invecchierebbe rapidamente in gigante blu e dopo essersi trasformata in supernova, morirebbe in una immane esplosione. Tutto ciò avverrebbe in non più di  in qualche centinaia di milione di anni, lasso di tempo troppo breve perché quel fenomeno così complesso che chiamiamo vita possa alimentarsi e che comunque terminerebbe con il suo annientamento. Nel secondo caso la stella vivrebbe a lungo ( miliardi di anni) ma la sua fascia di abitabilità è molto esigua (letteralmente una cruna dell’ago) e probabilmente la stella si troverebbe in risonanza (e si mostrerebbe fissa in cielo come la Luna vista da noi) con uno o più pianeti.

Per lo sviluppo di qualche forma di vita evoluta è lecito richiedere una superficie solida e ciò esclude i corpi gassosi.Occorre poi che questo candidato sia nella zona vivibile, che abbia acqua allo stato liquido (a meno di ipotizzare un valido sostituto in qualche altro elemento come il carbonio che la sonda Cassini trovò in tutti e tre gli stati di aggregazione sulla luna di Saturno Titano). In un articolo del 2015 feci una trattazione sulle modalità fisico/ matematiche di determinazione della fascia di abitabilità in un qualsiasi sistema planetario, .

Occorre inoltre la presenza di una stabile atmosfera che permetta la respirazione di organismi non acquatici, che alimenti il ciclo dell’ acqua e producendo un effetto serra, mitighi le temperature. Occorre una magnetosfera che protegga dalle sterilizzanti radiazioni cosmiche.E chissà quant’altro occorre…

La tecnologia a disposizione fino a qualche anno fa aveva limitato le ricerche a corpi di dimensioni gioviane, ma oggi le cose sono cambiate.Del resto già un anno fa, attorno a Proxima Centauri, che con i suoi 4.24 anni luce è la stella più vicina al Sistema Solare, e per quel che più conta è anch’essa una nana rossa, fu scoperto un pianeta.

fascia_abitab

Scala delle distanze dalla stella madre del sistema planetario Treppist-1. In evidenza la fascia di abitabilità, entro la quale l’acqua potrebbe essere allo stato liquido.

 

 

 

 

 

 

 

Oggi  Spitzer ha confermato tutte quelle previsioni, scoprendo inoltre 5 nuovi pianeti e portando quindi a 7 gli esponenti del sistema TRAPPIST-1. Tre pianeti sono molto promettenti in chiave astrobiologica, in quanto la loro densità suggerisce che siano tellurici ( rocciosi) e potrebbero ospitare degli oceani di acqua liquida.Si caratterizzano per orbite molto vicine tra loro e alla loro stella, in una configurazione che ricalca quella di Giove e le sue lune. Sono stati chiamati TRAPPIST-1e, TRAPPIST-1f e TRAPPIST-1g .Tutto ciò legittima la loro inclusione nella fasci di abitabilità, cioè quella regione attorno ad una stella che permette di avere acqua allo stato liquido ( 0-273 K). Ora tocca al telescopio Spaziale Hubble, che  dovrà ricavare ulteriori dati estremamente stimolanti, come la presenza di un’atmosfera. Ma le maggiori opportunità di analisi verranno forniti dagli strumenti di ultima generazione, ormai prossimi all’entrata in servizio: l’ europeo Extremely Large Telescope ed il sostituto di Hubble, il James Webb Space Telescope. Questi potranno scorgere i marcatori indefettibili della vita ( come la conosciamo) e cioè la presenza in atmosfera di ossigeno e carbonio, anche a distanze cosmiche.

Questa nuova corsa all’oro aggiunge nuovi metodi di indagine alla tradizionale ricerca astrobiologica, fino ad ‘oggi incentrata sulla radioastronomia ( si pensi al progetto SETI ed ai messaggi di Arecibo: ne parlai qui qualche anno fa) e sulla spettroscopia. Ora gli astronomi, fiduciosi, si stanno facendo prendere la mano e arrivano a sostenere che un quinto delle stelle di tipo solare potrebbero possedere pianeti di taglia terrestre nella fascia abitabile.Tradotto in soldoni: 40 miliardi di mondi potenzialmente abitabili nella sola Galassia! Stay tuned..

Infine una menzione di carattere tecnico al poco noto telescopio del sistema TRAPPIST.

Il nome è un acronimo, e significa TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope–South); si tratta di un telescopio robotico belga di 600 millimetri di apertura (gestito dalla divisione Astrophysique et Traitement de l’Image dell’Università di Liegi e l’Osservatorio di Ginevra), operante dal 2010 presso l’e strutture dell’ ESO di La Silla; l’acronimo  significa  Impiegano filtri a banda larga, è votato alla ricerca di esopianeti attraverso il metodo della velocità radiale e quello dei transiti. Fu concepito proprio per identificare il passaggio di una super-Terra di fronte ad una nana rossa o di un pianeta simile a Nettuno di fronte ad una stella grande quanto il nostro Sole.Transit light curves obtained by TRAPPIST will be used to determine precisely the size of the planet and to possibly detect gravitational perturbations due to an undetected planet. Lo strumento è anche in grado di misurare l’energia propria riemessa nell’infrarosso ( corpo nero) da un pianeta gigante fortemente irradiato dalla luce stellare, nel momento in cui questa viene bloccata dall’occultazione operata della propria stella.Speciali filtri interferenziali lo rendono inoltre un valido cacciatore di comete.L’ottica a riflessione di TRAPPIST  è di tipo Ritchey-Chretien: lo specchio principale misura  600 millimetri di apertura e la focale è di 4.8 metri. Il telescopio lavora su di una montatura equatoriale alla tedesca motorizzata col sistema direct drive che eliminando i nefasti periodismi degli accoppiamenti meccanici ruota dentata-vite senza fine, ne permette un inseguimento pressoché perfetto ( errore <10″ d’arco in 10 minuti senza autoguida) ed una velocità di spostamento fino a 50 gradi al secondo. La camera, raffreddata a celle di Peltier è equipaggiata con un chip Fairchild 3041 2kX2k, retro illuminato, che fornisce una scala d’immagine da 0.64”/pixel. e un campo coperto totale pari a 22’ × 22’. La camera è equipaggiata con due ruote porta-filtri: una per filtri a banda larga per la detenzione planetaria (Johnson B, V , R, Cousins Ic, Sloan z ′ e filtro ‘I + z’ ). L’altra con filtri narrowband per lavori cometari.

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M1-Crab Nebula

M1 è il primo oggetto del più noto tra i cataloghi di oggetti astronomici, quello elaborato da Charles Messier nel 1774. Ad esso ci si riferisce informalmente con il termine Crab Nebula o nebulosa del granchio, a causa dell’inconfondibile struttura tentacolare, simile a quella di un crostaceo, che è tipica di quegli oggetti in espansione noti come resti di supernova, di cui , M1 è uno dei più appariscenti esponenti. La Crab fu scoperta nel 1731 nella costellazione del Toro, da John Bevis. E’ una nube di gas in espansione ad altissima velocità ( 1500 Km/s) a seguito dell’esplosione di una supernova osservata, in pieno giorno, il 4 luglio 1054 a.c dagli astronomi cinesi e giapponesi.Seppur in altra data, fu sicuramente adocchiata anche dai Nativi Nord Americani. Oggi M1 è ciò che resta di quella supernova, che a sua volta un tempo fu una stella ordinaria, seppur molto massiccia. Sappiamo infatti dai modelli astrofisici, che una stella di massa contenuta entro le 8 masse solari, dopo la vita normale nella sequenza principale, diventa in vecchiaia una gigante rossa e poi, terminato il carburante che l’alimenta, una nana bianca, un tizzone ardente di carbonio che lentamente si spegne nello spazio, distribuendo intorno a se il proprio materiale: abbiamo una nebulosa planetaria. Per contro, se la massa originale è superiore a 8 volte quella del Sole, la stella diverrà una supernova le cui ultime fasi di vita saranno inevitabilmente caratterizzate da un’immane esplosione ( lasciando un resto di supernova o addirittura un buco nero). Nei pressi del centro di M1 si trova la pulsar del Granchio (PSR B0531+21): si tratta di una stella di neutroni scoperta nel 1968, estesa appena 10 km ma provvista di una massa 1,5 superiore a quella del Sole (  un cucchiaino di questo materiale sulla Terra peserebbe come l’intera catena dell’ Himalaya!!); l’estrema  densità che ne deriva, conferisce uno stato degenere alla materia di cui è costituita. E’ proprio da allora che siamo in grado di considerare le pulsar alla stregua di stelle di neutroni rotanti ( quella del Granchio lo fa 30 volte al secondo, emettendo di conseguenza radiazioni altamente energetiche). Dal momento che la nebulosa dista circa 6500 anni luce dalla Terra, spossiamo affermare che l’immane esplosione che l’ha prodotta avvenne 6500 anni primi dell’osservazione cinese, cioè circa nel 5400 a.c.

La sequenza di immagini nei canali R,G B (circa 5 ore di riprese complessive) poi compositate in quella finale qui proposta, è stata ottenuta dall’osservatorio O.C.B di Masera (VB) in alcune notti di metà Dicembre del 2016. La presenza in cielo di una Luna quasi piena, ha in parte vanificato l’efficacia della procedura di calibrazione delle immagini. La scala dell’immagine è di 1,396 secondi d’arco per pixel .

M1_RGB

Atik One 6.0 mono (BIN 2X2) su GSO RC 10” Truss. Autoguida con S.W 80 semi-apo e QHY 5L II.                         Montatura Astrophysics GTO 1200. Tricromia RGB con esposizione totale di 5 h.  O.C.B Masera-Dicembre 2016.

I filamenti più brillanti hanno una temperatura di circa 15 mila °C  e contribuiscono alla produzione di un’energia (in tutto lo spettro elettromagnetico) quasi 80 mila volte superiore a quella del Sole.

I colori dell’ immagine rappresentano la distribuzione degli elementi espulsi dalla supernova, suggerendo quali processi transizionali degli elettroni sino al lavoro ( secondo  Bohr). In particolare, gli estesi rutilanti filamenti  sono i resti dell’ idrogeno stellare. Il colore indica che gli elettroni degli atomi di idrogeno ( una ma anche due volte ionizzati dalla pulsar), si stanno diseccitando, ricombinandosi per formare idrogeno neutro. Secondo il modello atomico di Bohr, la radiazione rossa è prodotta nell’idrogeno, dalle transizioni tra i livelli energetici 3 e  2 ( emissione). L’alone blu della regione centrale e più profonda ( che nell’immagine è quasi biancastra) riguarda gli elettroni che, mossi da quella specie di dinamo che è la pulsar, stanno spiraleggiando a velocità relativistiche attorno ai campi magnetici da essa alimentati nella nebulosa. Nella regione esterna di M1, i filamenti virano anche verso il blu ed il verde , indicando la presenza rispettivamente di ossigeno neutro e zolfo una volta ionizzato.

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Ecco 45P/Honda-Mrkos-Pajdusakov

45pHonda-Mrkos-PajdusakovaE’ in arrivo la piccola cometa periodica denominata 45P/Honda-Mrkos-Pajdusakov,  che nelle notti intorno all’ 11 Febbraio ( ma quelle saranno anche notti di luna piena), avrà luminosità al limite della capacità percettiva dell’occhio umano ( 6a magnitudine) e sarà quindi agevolmente osservabile con un binocolo o un piccolo telescopio ed immortalabile con reflex e ccd.  La cometa 45P fu scoperta il 3 dicembre 1948 dal giapponese Minoru Honda e poi confermata indipendentemente dagli astronomi  Antonín Mrkos (ceco) e Ľudmila Pajdušáková ( slovacca). Si caratterizza per periodo orbitale di circa 5 anni, e l’ultimo giorno del 2016 è transitata al perielio ad una distanza di 80 milioni di chilometri dal Sole e 105 dalla Terra, mentre si trovava nella costellazione del Capricorno. L’11 Febbraio 2017 sarà alla minima distanza di 12,5  milioni di chilometri da noi (perigeo) e sarà osservabile dalla sera ad est, nella costellazione di Ercole. Poi lentamente diventerà più debole, defilandosi verso il pianeta Giove ( è infatti una cometa di tipo Jupiter family).

Questa palla di neve sporca di breve periodo, si contraddistingue per una intensa colorazione verde smeraldo, prodotta dalla costante vaporizzazione di carbonio molecolare (C2) dal nucleo.  Dati alla mano, il passaggio al perigeo di 45P sarà l’ottavo più ravvicinato dal 1950

Come anticipato, nonostante 45P sia una piccola cometa, essa raggiungerà una tale prossimità dalla Terra che da un cielo estremamente buio potrebbe essere quantomeno percepita anche ad occhio nudo, tra il 9 e il 12 febbraio durante le ultime ore di buio prima dell’alba. Occorre guardare ad est, nella costellazione di Ercole a tarda notte.

Seguono le effemeridi di 45P/Honda-Mrkos-Pajdusakova.

Data & Ora                           A R                     Dec.                Mag.  Sorge  Culmina    Tramonta
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2017-02-01 / 00:00 20h14m12.42s   -04°04’34.19″    +4.3 07h04m 12h48m54s 18h37m
2017-02-02 / 00:00 20h05m09.33s  -02°36’11.80″    +4.2 06h45m 12h35m19s 18h29m
2017-02-03 / 00:00 19h54m42.75s  – 00°54’07.44″    +4.1  06h23m 12h20m16s 18h22m
2017-02-04 / 00:00 19h42m35.32s   +01°04’15.54″    +4.0 05h58m 12h03m25s 18h14m
2017-02-05 / 00:00 19h28m25.66s   +03°21’47.58″    +3.9 05h30m 11h44m24s 18h04m
2017-02-06 / 00:00 19h11m48.05s    +06°01’12.39″    +3.8 04h58m 11h22m49s 17h54m
2017-02-07 / 00:00 18h52m12.88s    +09°04’22.61″   +3.7 04h21m 10h58m10s 17h43m
2017-02-08 / 00:00 18h29m09.06s   +12°31’00.12″    +3.6 03h39m 10h30m02s 17h30m
2017-02-09 / 00:00 18h02m09.89s   +16°16’40.51″    +3.5 02h52m 09h58m07s 17h15m
2017-02-10 / 00:00 17h31m04.12s     +20°10’59.18″   +3.5 01h02m 09h22m25s 16h58m
2017-02-11 / 00:00 16h56m11.47s      +23°57’17.42″    +3.5 -00h03m 08h43m31s 16h38m
2017-02-12 / 00:00 16h18m35.78s     +27°16’01.87″    +3.6 23h05m 08h02m38s 16h14m
2017-02-13 / 00:00 15h40m02.98s    +29°51’15.83″    +3.7 22h13m 07h21m28s 15h47m
2017-02-14 / 00:00 15h02m35.90s    +31°36’21.82″    +3.8 21h27m 06h41m50s 15h18m
2017-02-15 / 00:00 14h27m58.08s    +32°34’46.73″    +4.0 20h49m 06h05m08s 14h47m
2017-02-16 / 00:00 13h57m10.06s    +32°56’10.03″    +4.3 20h19m 05h32m08s 14h16m
2017-02-17 / 00:00 13h30m28.83s    +32°51’37.45″    +4.5 19h54m 05h02m58s 13h46m
2017-02-18 / 00:00 13h07m41.55s     +32°30’41.40″   +4.7 -19h35m 04h37m26s 13h18m
2017-02-19 / 00:00 12h48m20.86s    +32°00’23.26″  +4.9 19h18m 04h15m04s 12h53m
2017-02-20 / 00:00 12h31m55.59s     +31°25’25.06″   +5.2  19h05m 03h55m25s 12h29m
2017-02-21 / 00:00 12h17m56.27s      +30°48’43.73″  +5.4 -18h53m 03h38m02s 12h08m
2017-02-22 / 00:00 12h05m57.38s     +30°12’04.57″  +5.6 18h43m 03h22m32s 11h49m
2017-02-23 / 00:00 11h55m37.72s      +29°36’26.82″  +5.8 18h34m 03h08m36s 11h32m
2017-02-24 / 00:00 11h46m40.09s     +29°02’21.14″  +6.0 18h25m 02h55m58s 11h16m
2017-02-25 / 00:00 11h38m50.60s     +28°30’00.98″ +6.2  18h18m 02h44m25s 11h01m
2017-02-26 / 00:00 11h31m58.13s       +27°59’29.71″  +6.4 18h11m 02h33m46s 10h48m
2017-02-27 / 00:00 11h25m53.71s       +27°30’44.96″ +6.6  18h04m 02h23m54s 10h35m
2017-02-28 / 00:00 11h20m30.09s     +27°03’41.31″  +6.7 17h58m 02h14m41s 10h23m

Effemeridi prodotte col software C2A.Dati validi per una località posta a 46° di latitudine Nord e 8° di longitudine Est, alla mezzanotte di ogni giorno del mese di Febbraio. Orario in TMEC. Qui sono scaricabili in formato Excel: 45P

Nel periodo di massimo avvicinamento della cometa sarà in scena anche una modesta eclissi di Luna di penombra, fenomeno che nella notte tra il 10 e l’11 Febbraio sarà apprezzabile da tutta Europa, Italia compresa.Una tale eclissi si verifica quando l’astro selenico passa nella penombra e non nel cono d’ombra terrestre ( in tal caso avremmo una eclissi ordinaria); l’eclissi penumbriale si manifesta con una graduale caduta di luminosità appena percepibile sulla superficie lunare. Questi i dati del passaggio in orario italiano:

Ingresso Penombra                     Max                            Uscita Penombra

23:34 10 Feb.                           01:43 11 Feb.                          03:53 11 Feb.

 

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La torre del Carburo

“La torre del Carburo, che sorge in mezzo alla Buna […], siamo noi che l’abbiamo costruita. I suoi mattoni sono stati chiamati Ziegel, briques, tegula, cegli, kamenny, bricks, tégak, e l’odio li ha cementati; l’odio e la discordia, come la Torre di Babele, e noi così la chiamiamo: Babelturm, Bobelturm; e odiamo in essa il sogno demente di grandezza dei nostri padroni, il loro disprezzo di Dio e degli uomini, di noi uomini. E oggi ancora, così come nella favola antica, noi tutti sentiamo, e i tedeschi stessi sentono, che una maledizione, non trascendente e divina, ma immanente e storica, pende sulla insolente compagine, fondata sulla confusione dei linguaggi ed eretta a sfida nel cielo come una bestemmia di pietra”

                           Se questo è un uomo-Primo Levi (1919-1987)
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Triangolazioni 2016

Una prima anticipazione grafica di tutte le meteore catturate dalle stazioni della super-rete europea Edmond , che raccoglie i network nazionali. Mediamente ogni anno vengono complessivamente video-riprese circa 400.00 meteore. Al network italiano, che fa la parte da leone,chiamato IMTN, partecipa anche la stazione di Masera. Per l’analisi quantitativa di parametri orbitali e cinematica, occorrono ora le triangolazioni.

triango_2016_met

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Meteore 2016

meteors_2016Terminata anche quest’anno l’analisi delle meteore catturate nel corso di tutto il 2016, nell’ambito della nostra partecipazione al progetto IMTN. Il file risultante è stato ora sottoposto alla rete IMTN per la triangolazione con le catture raccolte dalle altre stazioni italiane partecipanti al progetto; tutto ciò fornirà materiale per l’analisi professionale di orbite e dinamiche degli stessi oggetti meteorici, dell’ evoluzione degli sciami durante il tempo e delle caratteristiche dei parent body ( comete ed asteroidi).Questi studi vengono poi pubblicati sulle riviste di settore. Anche quest’anno lo sforzo ( in termini di tempo dedicato e risorse economiche) è stato di non poco conto: 4854 meteore catturate, oltre 300 gigabytes di materiale grezzo, quasi 8000 ore di monitoraggio e 16000 sincronizzazioni dell’ orario. La camera da noi impiegata è una sensibilissima MintroN DeepCam 12V6HC-EX-R munita di ottica  Fujinon 6 mm @ f/1.2.Alla detenzione è dedicato un pc industriale AG150  realizzato dalla Logic Supply di Boston, negli Usa.

La catena operazionale si basa sui solidissimi software Sonotaco: cattura individuale mediante UfoCapture, analisi individuale di fine anno mediante Ufo Analyzer (gratuito) e triangolazione dei dati di tutte le stazioni mediante UfoOrbit. Il file csv allegato- m2016_masera -(1.6 Mb),  relativo al lavoro di Masera, può essere analizzato da chi ne abbia interesse scaricando Ufo Analyzer .

Presto nel nostro database saranno disponibili anche i files analitici con le magnitudini e suddivisione mensile consultabile  anche in html.

Lo scorso anno le catture furono 4071, abbiamo quindi riscontrato un incremento di quasi 800 unità (16% in più). Questo è imputabile a vari fattori quali l’effettiva attività meteorica  di sciame ( interessanti nel 2016 sono stati a Gennaio lo sciame delle Quadrantidi ed a Dicembre quello delle Geminidi), quella sporadica e, trattandosi di detenzione ottica, le condizioni meteorologiche avutesi durante l’anno appena trascorso.

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Gigantesco fireball sopra la Spagna

Alle ore 22:25 (ora locale)  dell’ 11 Dicembre 2016,un impressionante fireball ha lentamente attraversato i cieli della Costa del Sol nel sud della Spagna , sorvolando Granada e le provincie di Jaén. In effetti l’avvistamento ha interessato buona parte del paese, destando molta preoccupazione presso le popolazioni sorvolate, che d’improvviso hanno visto il cielo rischiararsi a giorno.

Molti testimoni hanno udito anche una forte deflagrazione, tipica dei fireball, che avrebbe frammentato l’oggetto in vari parti prima che si consumasse a contatto con gli strati più bassi e densi dell’ atmosfera terrestre. Altri hanno riferito di fortissime vibrazioni, tanto da temere l’immediatezza di un terremoto.Pare che il meteoroide abbia impattato l’atmosfera terrestre alla velocità di circa 20 chilometri al secondo, un rateo non molto elevato.La dinamica dell’ evento è stata ripresa dagli osservatori di Calar Alto di Almería, di Hita (Toledo), Sierra Nevada (Granada), La Sagra (Granada) e Siviglia, operanti nell’ambito del progetto scientifico di detenzione meteorica denominato SMART.L’evento è stato eccezionale, basti pensare che la magnitudine è stata stimata in -15\pm 2m. Se si considera che quella della Luna piena è mediamente di circa -12,74m, si ricava per la meteora una luminosità almeno 20 volte maggiore  (\frac{L_1}{L_2}=10 ^{0,4(m_2-m_1)} a quella dell’ astro selenico al massimo splendore.

Visto il periodo dell’ anno e la cinematica del moto osservata, è lecito affermare che molto probabilmente si sia trattato di un oggetto appartenete allo sciame meteorico delle Geminidi, che proprio in Dicembre ( tra il 4 ed il 16) manifesta il picco di attività ( (13/14), con un rateo zenitale orario (ZHR) che può arrivare a 120, cioè ai livelli dei più noti sciami di Perseidi e Leonidi. Le Geminidi sono alimentate dall’asteroide 3200-Paethon,

Questo corpo celeste, col suo perido orbitale di appena 523,5 giorni, è l’oggetto asteroidale che più si approssima al Sole tra quelli noti.Il nome non è casuale:nella mitologia greca Fetonte è infatti figlio del dio del Sole Apollo. Come più prosaica entità astronomica,quando esso passa vicino al Sole, emette moltissimi frammenti (alcuni di dimensioni anche ragguardevoli) e li lascia poi disseminati lungo la propria orbita.Quando la Terra transita in Dicembre in quella regione di spazio,  lo spettacolo delle Geminidi va in scena.

 Alcune testimonianze e gli studi preliminari degli osservatori professionali, suggeriscono che parte del meteoroide possa essere sopravvissuto all’interazione atmosferica ed essere precipitato al suolo sotto forma di meteorite.

Infatti le meteore di natura asteroidale ( provenienti prevalentemente dalla c.d fascia principale, posta tra Marte e Giove), a causa della loro composizione e delle peculiari caratteristiche orbitali, sono in genere più massive, lente e luminose (bolidi o fireball appunto) di quelle cometarie. Ed è anche più probabile che si depositino al suolo sotto forma di meteoriti. Per contro,le meteoriti cometarie sono più rare perché, disponendo di maggiore energia, sono molto spesso  interamente vaporizzare dal calore generato e anche perché si caratterizzano da una composizione chimica più fragile. Avevamo già trattato questo argomento nell’articolo “velocità terminale delle meteore“.

A fine Novembre anche la nostra stazione di rilevamento IMTN di Masera aveva catturato il seguente luminoso oggetto. I parametri che lo riguardano devono ancora essere ricavati attraverso la consueta analisi di fine anno. Dovrebbe comunque trattarsi di una meteora sporadica.

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Tra tute le catture di Masera, la più consistente rimane ancora quella della sera del 13 Novembre 2014, quando alle ore 21:21:38 un incredibile bagliore squarciò i cieli del nord Italia.Questo evento fu riportato anche dalle cronache locali.

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L’archivio completo di tutti i dati raccolti nell’ambito dell’attività di cattura meteorica da Masera è raggiungibile a questo link. Essi possono essere studiati attraverso i software gratuiti della Sonotaco: Ufo Analyzer ed Ufo Orbit. Trattandosi di files csv, possono inoltre essere visualizzati in Excel ed Open Office.

 

Buon Natale e felice anno nuovo a tutti.

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